Peccato, davvero, perché era una di quelle fiere piacevoli da visitare, dove importatori, ristoratori, distributori, trasformavano il tempo passatovi in tempo veramente utile per fare business.
C’é da dire che tra il 2000 ed il 2005 il mercato inglese era davvero quello più dinamico e la London Wine Fair aveva il vento in poppa. Dal 2007 pero’, a causa della crisi ma anche di altri avvenimenti come il rinforzo della lotta contro l’alcolismo giovanile, il variare dei tassi di cambio, l’entusiasmo per i mercati asiatici, lo sviluppo di un’altra fiera annuale come PROWEIN, tutto cio’ ha bloccato la progressione del mercato inglese ed ha alterato l’immagine della fiera.
La fiera é sempre stata incentrata sulla nozione di « scoperta » : nuovi vini, nuovi produttori,nuovi packagings, paesi e regioni emergenti, seminari, masterclasses. In tutto più di 35 paesi che presentavano 20 000 tra vini e super alcolici, tutti in degustazione, cosi’ che la LIWF diventava un’occasione straordinaria di « scoperta » accessibile ; una fiera vivibile dove per arrivarci si prendeva la linea della metro DLR, la Docklands Light Railway, che da Tower Gateway costeggia il quartiere dei docks, una metropolitana aerea piacevole che attraversa quartieri residenziali piacevoli. ExCel, il centro fieristico dove si svolge la LIWF inaugurato nel 2000, da’ l’impressione di essere un centro a dimensione umana, dico impressione poiché nel 2010 ha subito un ingrandimento notevole ed, a oggi, i m² a disposizione sono circa 90 000 ovvero solo 5 000 in meno dello spazio messo a disposizione per il Vinitaly. I due lunghi hall rettangolari d’esposizione sono ciascuno ad ogni lato di un viale centrale dove si trovano tutte le installazioni utili tipo info point, bar e ristoranti…fino all’anno scorso la fiera era divisa in due, sulla sinistra gli alcolici, sulla destra i vini. Da quest’anno, visto i pochi espositori iscritti, vini ed alcolici sono stati messi tutti nello stesso hall e concentrati in pochi m².
I produttori francesi a partecipare quest’anno sono stati 253 ovvero il 20% degli espositori e ci accoglievano ogni mattina con croissant burrosi appena sfornati e finte « moustache » montate su stecchette di legno tipo binocoli da teatro, un’immagine piuttosto caricaturale ma ben apprezzata da tutti i visitatori che cercano disperatamente simboli popolari e di facile comunicazione ai quali ancorarsi (il berretto da pittore messo di traverso era la cigliegina sulla torta !), ma i più numerosi sono stati gli spagnoli con 281 cantine e tanto casino per nulla. Su un micro bancone reppresentante la cantina c’erano almeno 5 persone della bodega a vociare… Noi italiani siamo stati meno di 190 espositori, più o meno come quelli del Sud America e Nord America messi assieme. Palese assenza della regione Toscana, nessun Consorzio presente. Bene invece Sicilia, Veneto e Lombardia.
Gli stand di vini francesi sono stati i più visitati, i « grands crus » sono i valori sicuri in questo periodo di crisi, quasi un rifugio, finito il periodo dove gli acquirenti annunciavano la morte dei vini francesi per via dell’arrivo degli chardonnay del nuovo mondo e questo spiega anche il ritorno dell’Union Des Grands Crus de Bordeaux (UGC) alla fiera con una degustazione speciale dell’annata 2008 e 65 membri dell’Unione presenti e rappresentanti i nomi più prestigiosi di Margaux, St Julien, Pauillac, St Estèphe, Listrac, Moulis, Médoc, Haut- Médoc, Graves, Pessac-Léognan, Saint-Emilion, Pomerol, Sauternes e Barsac. Il loro desiderio « ricostruire i legami con i consumatori tradizionali « ovvero la base solida di acquirenti, diversi dagli investitori occasionali e speculatori…
Tra gli avvenimenti più interessanti segnalo le numerose masterclasses giornaliere sui vini libanesi tenute da Tim Atking MW, da una generica introduzione, al dettaglio delle varietà, dei terroir, delle storie dei produttori fino al posizionamento sul mercato internazionale.
La palma d’oro é comunque da attribuire agli australiani che tra degustazioni, conferenze, focus e masterclasses, hanno comunicato pancia a terra, ininterrottamente per i tre giorni di durata della fiera. C’é da dire che sul mercato inglese si trovano attualmente in fase di stallo.
Tre cose sono da sottolineare : la presenza brillante di vini bulgari, rumeni, russi e croati che in assenza di tutti gli altri hanno avuto finalmente un po’ di attenzione, l’assenza totale di compratori asiatici (e questo dovuto dal fatto che Vinexpo Hong Kong inizia proprio in questi giorni e nessuno si é sognato di viaggiare fino a Londra quando possono scendere dal letto e riempire il loro carrello) e la presenza per la prima volta nella storia di tutte le fiere vitivinicole di uno stand di Tesco, il n°1 della grande distribuzione inglese ! Non sono più i compratori a prendere appuntamento sugli stand dei produttori ma il contrario, ovvero un susseguirsi di produttori che venivano a presentare i propri prodotti su un unico stand, ottimizzando cosi’ i planning di tutti gli interlocutori ; a quando uno stand Carrefour sul Vinitaly ?
La giornalista e Wine Writer Victoria Moore del The Guardian ha twittato dicendo che la LIWF ad oggi assomiglia alla fine di una tombola quando i premi più belli sono già stati vinti da qualcun’altro….serve un nuovo approccio, un’evoluzione, oppure questa fiera é destinata a morire. Peccato, davvero.
Discutendo un po’ con vari professionisti del settore, la buona notizia che é venuta fuori per noi italiani é che i vini nostrani vanno a ruba ! Maria Antonietta Pioppo di Cronache di gusto.it ha appena finito di scrivere un articoletto a riguardo, con la recensione di una nuova enoteca giusto di fronte a Christie’s : Vini Italiani, vendita di vino da asporto in un luogo che spesso ospita degustazioni. Un progetto nato sei mesi fa da un team shock di 7 soci tra cui spiccano Simone Semprini che nel 2010 é stato eletto Best International Sommelier by Bibenda Wine Trophy e Diuska Luppi che ha diretto il Consorzio del Chianti Classico per 3 anni prima di trasferirsi a Londra.
« Vini Italiani si trova nel prestigioso quartiere di South Kensigton. E’ un wine shop nato solo sei mesi fa ma rappresenta di già uno dei fiori all’occhiello dei ritrovi per appassionati del vino della capitale inglese. Entrando la prima cosa che sorprende è l’ordine delle bottiglie. Ogni regione italiana ha il suo spazio dedicato nello scaffale. Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, 530 etichette selezionate dal wine expert e general manager sommelier Simone Semprini, romagnolo. Chiacchierando con lui ci dice che le bottiglie “volano via”, stanno conquistando sempre di più i consumatori, forse perché la voglia di comunicare il brand Italia, la passione e l’entusiasmo che tanto caratterizzano questo posto è la migliore pubblicità, molto piú di un marketing di tipo emozionale. “Il focus del negozio – spiega Semprini- è quello di seguire il cliente durante l’acquisto e di consigliarlo tenendo conto dei suoi gusti e delle sue esigenze. É il miglior biglietto da visita per presentare la qualità dei nostri prodotti.
Certamente il momento per conquistare il mercato inglese è piú che buono, considerando che il principale competitor, l’Australia, si trova attualmente in una fase di stallo, soprattutto per la mancanza di un ricco patrimonio varietale e con vini appiattiti sul gusto ». In questo senso anche Semprini spiega come gli inglesi si stiano avvicinando al gusto italiano, sfruttando le similitudine con le tipologie già da tempo apprezzate sul mercato internazionale. “Sappiamo che il Pinot Grigio e lo Chardonnay sono le tipologie piú apprezzate e giocando sulle similitudini con altri vitigni, si stanno ottendendo feedback positivi. Infine è molto apprezzato il Gavi, che per profumi ed eleganza è molto simile allo Chablis. E questo dovrebbe far intendere quali sono le tendenze del futuro in fatto di gusto”. (24 maggio, Giornale online di enogastronomia).
Vini Italiani
72 Old Brompton Road
London SW7 3LQ
Tel. +44(0)2072252283
Fax.+44(0) 2072250848
Info@vini-italiani.co.uk
www.vini-italiani.co.uk

