Se un bravo sommelier ha il grande potere di orientare ed influenzare il cliente nella scelta del vino, ci sono pero’ imprese per molti versi proibitive, come quella di far bere “made in Italy” ai francesi in un grande albergo parigino. Ne sa qualcosa Gabriele Del Carlo, incoronato miglior sommelier d’Italia ed attualmente al ristorante « Le Cinq » del Four Season George V di Parigi.
« La clientela internazionale é molto esigente, sono sempre di più coloro che possiedono una cultura sulle eccellenze vinicole. I francesi sono attaccatissimi ai loro vini, é quindi difficile vendergli i nostri vini, tuttavia molti turisti, se motivati come si deve, finiscono per accordare piena fiducia al sommellier, specialemente se si tratta di americani che adorano i grandi vini prodotti in Italia. »
L’importante é il primo approccio ovvero l’aperitivo con il quale bisogna trasmettere sicurezza e cortesia, dopodiché é il sommelier che guida la scelta del vino e Del Carlo, quando puo’, non si tira indietro nel consigliare un grande vino italiano !
Nella carta dei vini del George V é ospitato, ad esempio, il Ca’ del Bosco Rosso del Sebino Maurizio Zanella, perfettamente all’altezza di tanti Bordeaux.
Sempre parlando di vini della Lombardia, Del Carlo ci confida che é lo Sfursat uno dei suoi grandi vini preferiti, « conservo ancora un ricordo straordinario di uno Sfursat 5 Stelle di Nino Negri bevuto 4 anni fa’ che abbinerei volentieri con piatti di cacciagione ».
Vista la rivalità che caratterizza il confronto fra noi italiani ed i nostri « cugini » d’Oltralpe in tema di vino, oltre a parlarvi di Gabriele Del Carlo, tengo a sottolineare anche il peso simbolico importante che ha acquistato il premio recentemente conferito all’enologo italiano Giuseppe Martelli sempre a Parigi dal Ministro dell’Agricoltura francese Bruno Le Maire. La colonna portante del vino d’Italia riceve un’onoreficenza che indirettamente premia il nostro Paese.
